Corel AfterShot Pro – Primo approccio

14Gen12

Qualche giorno fa è stato rilasciato AfterShot Pro, software di postproduzione fotografica commerciale della Corel. Forse qualcuno di voi saprà che per postprodurre le mie fotografie utilizzo Adobe Lightroom, software davvero molto bello e potente, ma che ha un difetto: non viene rilasciato per Linux. In realtà nessuno dei software commerciali più famosi viene rilasciato per Linux. Avrei detto così fino a pochi giorni fa. Adesso non posso più dirlo perché Corel è venuta incontro a noi utenti Linux (sì, anche se uso principalmente un Mac mi considero un utente Linux visto che faccio il tifo per il pinguino) rilasciando il suo AfteShot Pro per i sistemi Linux oltre che per Windows e Mac.

Ovviamente mi sono precipitato a scaricare la versione di prova (completa di tutte le funzioni, gratuita per 30 giorni) e l’ho installata sul mio nerdbook (su Fedora 16, esistono pacchetti precompilati del software per Fedora dalla 10 in poi e per Ubuntu dalla 8.04 in avanti) che non risponde alle specifiche minime (non imitatemi, io sono pazzo e mi diverto a fare cose del genere, so come ottimizzare le prestazioni del computer in modo da non diventare scemo e lo faccio anche perché non mi posso permettere di comprare una macchina che non mi serve solamente per fare le recensioni) e l’ho provato con qualche fotografia. Andiamo a vederne le caratteristiche principali.

1. “Filosofia” del programma

Ultimamente i fotografi digitali si possono dividere in due categorie: quelli che utilizzano Adobe Photoshop e quelli che utilizzano Adobe Lightroom. Io faccio parte della seconda categoria. Le differenze tra i due programmi le lascio scoprire a voi (se vi interessa posso scrivere anche un articolo a riguardo, chiedetemelo nei commenti!) qui vi dico che AfterShot è un software “alla Lightroom”: ha quindi funzioni avanzate di catalogazione e di sviluppo batch oltre che di semplice postproduzione.

2. Cosa gli manca?

Praticamente nulla, anzi. Se prendiamo Adobe Lightroom come riferimento non ha nulla di meno (forse solamente un’interfaccia un po’ più bruttina, ma a me interessa ben poco), ma, anzi, ha qualcosa in più: si possono gestire i livelli come in Photoshop. Anche in Lightroom è possibile aggiungere le funzionalità dei livelli, ma bisogna appoggiarsi a dei plugin esterni (e il più famoso richiede che vengano sborsati altri soldi).

3. Cosa ha in più?

Molti preset per il bianco e nero e per effetti vari ed eventuali che funzionano molto bene. Inoltre integra il famoso plugin Corel Noise Ninja per la riduzione del rumore. Qui è di serie, senza doverlo acquistare e installare a parte.

4, Conclusioni finali

Penso che rimarrò un utente Lighroom perché i risultati qualitativi mi piacciono di più (ma è solo gusto personale) e inoltre AfterShot non ha niente di più di Lightroom per spingermi a imparare a usare da zero un software nuovo. Rimane il fatto che chi non voglia staccarsi dalla piattaforma Linux e desideri allo stesso tempo un software professionale di fotoritocco non ha altra scelta. Che, inoltre, non è assolutamente una scelta di ripiego (e la licenza costa anche meno dei cugini di altre software-house).

5. Link utile

Potete ottenere tutte le informazioni che desiderate sulle specifiche etniche del software e scaricare la versione di prova per il vostro sistema operativo cliccando QUA.

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One Response to “Corel AfterShot Pro – Primo approccio”


  1. 1 Corel AfterShot Pro, postproduzione fotografica professionale su Linux « my life according to me v2.0

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